Dagli abissi dello spazio: cosa stiamo davvero ascoltando là fuori

Dagli abissi dello spazio: cosa stiamo davvero ascoltando là fuori

Alza lo sguardo. No, sul serio. Quando fissi quel vuoto nero sopra di te, è facile pensare che sia, beh, vuoto. Un silenzio totale. Ma la verità è che il rumore che arriva dagli abissi dello spazio è assordante, se sai come sintonizzarti. Non parlo di omini verdi che cercano di chiamarci su WhatsApp. Parlo di una cacofonia di radiazioni fossili, onde gravitazionali che increspano la realtà e segnali radio così bizzarri da aver fatto saltare sulla sedia fior fior di astrofisici per decenni.

È tutto terribilmente vasto. Ed è tutto collegato.

Spesso pensiamo allo spazio come a un luogo statico, una sorta di fondale teatrale dove ogni tanto passa una cometa. Sbagliato. È un oceano in tempesta. E noi siamo su una zattera piccolissima che cerca di decifrare i sussurri che arrivano dal profondo. Negli ultimi anni, grazie a strumenti come il James Webb Space Telescope (JWST) o l'osservatorio di onde gravitazionali LIGO, abbiamo iniziato a "sentire" cose che prima erano pura teoria. Cose che arrivano da distanze che la mente umana non può nemmeno processare razionalmente senza che le venga il mal di testa.

I segnali radio che ci fanno impazzire

Avrai sicuramente sentito parlare dei Fast Radio Bursts (FRB). Sono dei lampi radio velocissimi. Durano millisecondi. Eppure, in quel battito di ciglia, emettono un'energia paragonabile a quella che il Sole sprigiona in un intero anno. Roba da matti. Il primo è stato scoperto quasi per caso nel 2007 da Duncan Lorimer e il suo studente David Narkevic mentre spulciavano vecchi dati del radiotelescopio di Parkes in Australia.

Per anni abbiamo pensato: "Ok, sarà stato un caso isolato". E invece no. Ne abbiamo trovati a centinaia.

👉 See also: Square Root of 1000: Why the Math is Messier Than You Think

Alcuni si ripetono con una precisione svizzera, come FRB 180916.J0158+65, che ha un ciclo di 16 giorni. Cosa c'è dagli abissi dello spazio che pulsa così regolarmente? Probabilmente magnetar, ovvero stelle di neutroni con campi magnetici così forti che potrebbero smagnetizzare la tua carta di credito dalla distanza della Luna. Ma la scienza è onesta: non ne siamo sicuri al 100%. Ed è questo il bello. C'è sempre quel margine di mistero che tiene svegli i ricercatori la notte.

Onde gravitazionali: il battito del cosmo

Immagina di lanciare un sasso in uno stagno. Le increspature si allargano. Ora sostituisci il sasso con due buchi neri massicci che si scontrano e lo stagno con il tessuto stesso dello spazio-tempo. Ecco, questo è quello che catturiamo oggi. Quando Albert Einstein predisse le onde gravitazionali nel 1916, pensava che non saremmo mai stati in grado di misurarle. Erano troppo deboli. Praticamente invisibili.

Poi è arrivato il 2015.

I ricercatori del LIGO hanno sentito un "chirp", un brevissimo suono crescente. Era la prova tangibile di uno scontro avvenuto 1,3 miliardi di anni fa. Praticamente abbiamo ascoltato l'eco di un disastro cosmico avvenuto quando sulla Terra c'erano solo organismi unicellulari. È una prospettiva che ti fa sentire minuscolo, ma anche incredibilmente fortunato a vivere in un'epoca in cui possiamo "sentire" la gravità.

Non è solo accademia. Studiare questi segnali ci permette di capire come si è formata la materia pesante. Sai l'oro che porti al collo o l'uranio nelle centrali? Molto probabilmente viene da scontri tra stelle di neutroni osservati proprio grazie a queste onde. Siamo letteralmente polvere di stelle cotta negli abissi del tempo.

Il mistero della materia oscura e dell'energia oscura

Qui le cose si fanno complicate e, onestamente, un po' inquietanti. Tutto quello che vediamo — stelle, pianeti, galassie, il tuo gatto — costituisce solo il 5% circa dell'universo. Il resto? Un gigantesco "non sappiamo".

La materia oscura non emette luce, non riflette nulla, non interagisce con la radiazione elettromagnetica. Sappiamo che c'è solo perché la sua gravità tiene insieme le galassie. Senza di lei, le stelle schizzerebbero via come passeggeri su una giostra senza cinture di sicurezza. E poi c'è l'energia oscura, quella forza misteriosa che sta spingendo l'universo a espandersi sempre più velocemente.

È come se fossimo in una stanza buia. Vediamo solo una candela accesa (la materia visibile) e intuiamo che il resto della stanza è pieno di mobili pesantissimi che non possiamo toccare. Le missioni come Euclid dell'ESA, lanciata di recente, hanno proprio l'obiettivo di mappare questa oscurità. Stiamo cercando di scattare una foto al "niente" per capire come finirà tutto quanto. Spoiler: probabilmente finirà nel gelo più assoluto, ma non succederà domani, quindi puoi finire di leggere con calma.

James Webb e lo sguardo verso l'inizio

Parliamo del JWST. È un miracolo di ingegneria. Si trova a un milione e mezzo di chilometri da noi, al punto lagrangiano L2, dove il freddo è atroce e il silenzio è d'oro. Questo telescopio guarda nell'infrarosso, il che significa che può vedere attraverso le nubi di polvere che nascondono le culle delle stelle.

Ma la cosa più incredibile è che guarda indietro nel tempo.

La luce ha una velocità finita. Quando il Webb fotografa una galassia lontana, non la vede come è oggi, ma come era miliardi di anni fa. Sta letteralmente raccogliendo fotoni che hanno viaggiato dagli abissi dello spazio profondo per quasi tutta l'età dell'universo. Abbiamo trovato galassie che non dovrebbero esistere secondo i nostri modelli attuali — troppo grandi, troppo mature per essere nate così presto dopo il Big Bang. Questo sta costringendo gli astrofisici a riscrivere i libri di testo. Forse l'universo è più vecchio di quanto pensassimo? O forse le prime stelle si sono formate molto più velocemente?

È un periodo pazzesco per essere appassionati di astronomia. Le certezze stanno crollando e vengono sostituite da nuove, affascinanti domande.

La vita oltre l'orizzonte: siamo soli?

Questa è la domanda da un milione di dollari. O meglio, da svariati miliardi di dollari, considerando quanto costano le missioni spaziali. Finora, il silenzio radio da parte di altre civiltà è stato totale. È quello che chiamiamo Paradosso di Fermi: se l'universo è così grande e vecchio, dove sono tutti quanti?

Forse la vita intelligente è rara. Forse le civiltà tendono ad autodistruggersi prima di riuscire a viaggiare tra le stelle (un pensiero allegro, vero?). O forse stiamo semplicemente cercando nel modo sbagliato.

Tuttavia, stiamo scoprendo esopianeti a un ritmo forsennato. Ne abbiamo confermati oltre 5.000. Alcuni sono giganti gassosi come Giove, altri sono "super-Terre" rocciose che orbitano nella zona abitabile della loro stella, dove l'acqua potrebbe essere liquida. La missione K2-18b ha fatto scalpore perché abbiamo trovato tracce di molecole contenenti carbonio nella sua atmosfera. Non è la prova della vita, ma è come trovare degli ingredienti in cucina: non c'è ancora la cena, ma qualcuno sta sicuramente preparando qualcosa.

Cosa puoi fare tu per "connetterti"

Non serve un telescopio da dieci miliardi di dollari per apprezzare ciò che arriva dal cosmo. Anzi, la citizen science è una risorsa enorme per la ricerca moderna.

  1. Unisciti a Zooniverse: È un portale dove persone comuni aiutano gli scienziati a classificare galassie o a identificare esopianeti nei dati dei telescopi. Potresti letteralmente scoprire un nuovo mondo dal tuo divano.
  2. Scarica app di astronomia: Usa strumenti come Stellarium o SkyView. Puntare il telefono verso un punto nero e scoprire che lì c'è una nebulosa dove nascono le stelle cambia radicalmente la tua percezione del mondo.
  3. Cerca i cieli bui: L'inquinamento luminoso è il nemico numero uno. Se puoi, vai in montagna o in zone isolate durante una notte senza luna. Quella striscia biancastra che vedi è la Via Lattea. È casa nostra vista di profilo.
  4. Resta aggiornato sui preprint: Se vuoi essere un vero nerd, tieni d'occhio arXiv.org sotto la sezione Astrophysics. È lì che i ricercatori caricano i loro studi prima ancora che vengano pubblicati sulle riviste ufficiali. È il fronte della conoscenza.

Il viaggio dagli abissi dello spazio verso i nostri occhi è lungo e tortuoso. Ma ogni fotone, ogni onda radio e ogni vibrazione gravitazionale ci racconta un pezzo della nostra storia. Non siamo solo osservatori esterni; siamo parte integrante di questo meccanismo gigantesco e meraviglioso. Continua a guardare in alto, perché le risposte più importanti non sono qui a terra, ma sparse tra le pieghe dell'infinito.

Il prossimo passo concreto per te? Stasera, spegni le luci sul balcone, aspetta dieci minuti che gli occhi si abituino al buio e prova a individuare Giove. È quel "punto" che brilla di una luce fissa e potente. Pensa che quella luce ha viaggiato per circa 40 minuti per arrivare a te, portandoti un pezzetto di realtà proveniente direttamente dal cuore del nostro sistema solare. Non è magia, è astrofisica. Ma ammettiamolo, la differenza è sottile.